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SILVIA
ARZUFFI: "Ho sempre accettato con grande entusiasmo di
far parte della giuria del FESTIVAL NAZIONALE
DEL CABARET perché ogni volta significa far ritorno
alle mie origini di attrice. Dei giovani comici esordienti capisco le
paure, condivido le speranze, vivo le gioie. Caro Mauro, ti prego, non
smettere mai di organizzare il Festival! Chi, se non te, può farmi
conoscere ogni anno tanti nuovi talenti della comicità? Grazie".
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LORENZO
BECCATI: "Un uomo (Mauro Giorcelli) percorre in lungo
e in largo le strade d'Italia e come un moderno ombrellaio urla forte
nelle corti "cabarettisti
cabarettisti
aggiusto cabarettisti".
Incaute mamme gli affidano i propri pargoli non sapendo come sfamarli.
Altri ancora fuggono di casa come si faceva una volta per seguire il circo.
Giorcelli si mette alacremente al lavoro e i cabarettisti li aggiusta
davvero. Orgoglioso mostra la sua abilità di artigiano al FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET, a Torino. Presto anche questa edizione
finirà e allora sarà di nuovo tempo per Giorcelli di rimettersi
in viaggio, incurante della pioggia e del gelo, stretto nella sua consunta
giacca a quadri, al grido "cabarettisti
cabarettisti
aggiusto
cabarettisti". Voi che lo incontrerete, fategli un sorriso. Lo merita.".
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ENRICO
BERUSCHI: "Come il primo amore non si scorda mai, così
non si può scordare il cabaret
se lo hai fatto con amore.
In giro per l'Italia si incontrano spesso giovani di belle speranze che
sognano il palcoscenico, e lo "zio" Enrico li manda a Torino,
dal nostro Mauro Giorcelli, "papà" di quel figlioletto
ormai cresciuto ma ancora scavezzacollo che è il FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET. Il vero, unico, originale e amatissimo
FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET. Ma
attenzione: il giovane cabarettista che è in me sogna ancora, seppure
sottoforma di vetusto presidente della Giuria
In bocca al lupo, ragazzi!".
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GIORGIO
FALETTI: "Chi si siede in poltrona e semplicemente guarda,
forse non riesce a capire. Ci sono delle persone sul palco e c'è
della gente seduta in sala che ride: tutto normale, ed è facile
farsi distrarre e non pensare. Ma quei ragazzi vivono quel tutto con una
speranza che va al di là del risultato, della battuta che strappa
l'applauso, del cachet che dovrebbe essere enorme per ricompensare l'entusiasmo
e i tanti chilometri fatti. C'è modo di potersi confrontare e nello
stesso tempo trovare senso di aggregazione con gli altri, cosa che in
questo lavoro non sempre succede perché è fatto di pubblico
ma, come molti altri lavori, pure di rivalità e tante piccole solitudini.
La solitudine davanti a un foglio bianco da riempire di cose da ridere,
la caccia ad un talento sfuggente che si ha paura di catturare, di scoprire
se è tanto o poco, la domanda umana se il successo arriverà
e se e quando porterà tante piccole solitudini ancora. Ripeto,
è facile sedersi in sala, guardare il FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET, ridere se è il caso, e non pensare.
Ma io quei ragazzi li capisco e nel profondo li invidio con tutte le mie
forze. Forse è malinconia da sabbia nella clessidra o da candela
che si consuma. Forse c'è, di nuovo, la paura di controllare se
il talento che c'era è rimasto immutato, se c'è ancora qualcosa
da spendere o se il conto è drammaticamente in rosso. C'è
un mucchio di cose che non riesco a spiegarmi a proposito di me e di quei
ragazzi. La cosa di cui sono felice, però, è che un giorno
sono stato uno di loro".
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MARGHERITA
FUMERO: "Lo dico con immenso, profondo orgoglio: sono
la madrina del FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET.
Il Festival l'ho visto nascere e crescere anno dopo anno, diventare sempre
più grande, sempre più importante, sempre più ammirato,
sempre più amato e ovviamente dato il suo crescente successo, anche
invidiato. Certo non si può essere grandi, belli, importanti senza
essere invidiati e magari imitati, ma che differenza l'originale dalle
sbiadite e sfocate imitazioni! Ecco perché sono così orgogliosa
del mio "figlioccio", al quale voglio augurare altre cento edizioni!".
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BRUNO
GAMBAROTTA: "Sono sempre stato visceralmente contrario
all'agonismo e alle competizioni, non mi piacciono né l'esultanza
del vincitore né l'umiliazione degli sconfitti. Mi sono accostato
perciò con estrema ripugnanza alla gara ideata e organizzata con
ferrea volontà e determinazione da Mauro Giorcelli. Posso dire
di averlo fatto solo per l'amicizia e la stima che nutro per quello che
altrove ho definito "il don Bosco del cabaret". Ebbene, confesso
che mi sono dovuto ricredere: c'è sì la gara, condotta con
accanimento, come pure entra in gioco l'azzardo del sorteggio dei competitori;
inoltre non ci sono quei patetici ripescaggi che giurie pietose inventano
per indorare la pillola agli sconfitti che non meritavano di perdere.
C'è però un'atmosfera di autentica festa del cabaret, una
voglia di mettersi in gioco, autentico divertimento da parte degli spettatori
e, per gli addetti ai lavori, il piacere di scoprire nuovi talenti. Non
c'è stata edizione del FESTIVAL NAZIONALE
DEL CABARET che non sia stata trampolino di lancio per una
new entry nel dorato e difficile mondo della risata. Prevale in tutti
i partecipanti il piacere e la soddisfazione di mettersi alla prova davanti
a giurie qualificate e a un pubblico che è cresciuto in maturità
con il Festival. Credo, senza tema di smentite, che nelle serate del Festival
si contino più risate che in qualsiasi altro spettacolo in scena
a Torino nel corso dell'anno. Lunga vita al Festival e al suo inventore".
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ANTONIO
RICCI: "Interessarsi di cabarettisti è già
una perversione. Che poi l'attenzione sia rivolta solamente a cabarettisti
giovani è senz'altro una devianza molto vicina alla pedofilia.
L'ambigua personalità dell'organizzatore del FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET, il Giorcelli, ne è prova ulteriore,
così come le sue frequenti crisi isteriche, il labbro tumido e
l'occhio porcino. L'orco cerca le sue vittime in tutta Italia, le fotografa,
le filma, le scheda, le plasma anche con le mani e le mette sul sito Internet
per poi offrirle ad altri maniaci come lui nella sede della satanica Torino.
Questo infame commercio dura ormai da anni sotto gli occhi di tutti, senza
che nessuno sia intervenuto a denunciarlo, dimostrando così le
coperture a livelli altissimi di cui può godere il turpe individuo.
C'è un cabarettista a capo del governo. Sarà un caso?".
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MASSIMO
SCAGLIONE: "E dire che il cabaret non mi piaceva
Lo giudicavo un intrattenimento violento e sopra le righe
Adesso,
dopo qualche anno di frequentazione quale giurato del FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET, non posso esimermi dal lodare incondizionatamente
sia coloro che salgono sul palcoscenico per farci divertire, sia coloro
i quali organizzano questa festa che permette un vivace confronto di stili
e di validi modi per fare spettacolo. Se poi aggiungo che è un
concorso vero, non truccato e non "precotto", beh, allora, che
si vuole di più?".
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CARLA
THOLE:
"Ai tempi di Loano Cabaret seguivo la manifestazione da molto vicino,
come moglie di Ernst, ed era appassionante e divertente. Poi qualcosa
si è spezzato
finché è nato, quasi per gioco,
il FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET
ed ora che contribuisco in prima persona alla sua organizzazione e realizzazione,
le cose sono molto diverse. E' bello ritrovarsi ogni anno con l'entusiasmo
e la voglia di dimostrare che con l'onestà e la passione si possono
ottenere grandi risultati e tante soddisfazioni. Ma non solo. Per me il
Festival è soprattutto affetto, amicizia, gioia; una parte importante
di vita a cui non potrei mai rinunciare...e sono certa che anche Ernst,
se fosse con noi, si divertirebbe molto!".
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BRUNO
VOGLINO:
"Finalmente posso svelare la clausola segreta del contratto mediante
il quale decine di cabarettisti ogni anno legano le loro sorti fortunose
(e per fortuna spesso fortunate) a Mauro Giorcelli ed al FESTIVAL
NAZIONALE DEL CABARET. Suona così: "Io cabarettista
vengo a Torino, salgo sul palco in un teatro stracolmo, faccio del mio
meglio e contestualmente acconsento a che Giorcelli ci stia (sul palco,
cosa avete capito?) più di me. Come contropartita mi viene offerta
l'occasione pressoché irripetibile di partecipare al più
completo, panoramico e fruttuoso Festival del cabaret che ci sia".
Sapete? Funziona, eccome se funziona!".
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