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'52, torinese, giornalista, autore, storico del cabaret. Dopo attiva collaborazione
a varie testate partecipa con pensieri, parole ed opere alla nascita dell'emittenza
televisiva privata piemontese e, sul finire degli anni '70, approda a La Stampa
e Stampa Sera occupandosi specificatamente di cabaret e televisione fino al 1992.
E' stato uno dei fondatori del foglio satirico La Tampa a cui collabora tutt'ora.
Dal 1985 al 1988 ha contribuito all'organizzazione di Loano Cabaret, storicamente
la prima manifestazione-concorso dedicata al genere creata da Pierluigi Delucchi
Dagnino e condotta da Ernst Thole, che nel 1986 rivelò Aldo & Giovanni
allora senza Giacomo (che nella stessa manifestazione si esibiva in coppia con
la moglie Marina Massironi sotto il nome di Hansel e Strudel). Nel 1990 è
fra i collaboratori di Campione d'Italia della risata, manifestazione svoltasi
a Campione che contribuì a lanciare Antonio Albanese. Nel 1991 ha curato
il casting e la direzione artistica dei concorrenti della prima edizione del concorso
Bravograzie, vinto da Luciana Littizzetto. Dal 1992 ha creato e dirige il Festival
Nazionale del Cabaret, svoltosi fino al 1994 a Bordighera (con il sottotitolo
Ridi a Ponente) e poi trasferito a Torino dal 1995. La manifestazione, riconosciuta
quale festival ufficiale del cabaret italiano, nel 1996 ha ricevuto il Patrocinio
della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento dello Spettacolo e dal
1999 il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha
curato la programmazione di cabaret dei locali torinesi Sono una donna non sono
una santa (1991-1992), Cab 41 (1993-1995), Banana Gialla (1996-2001) e Palace
Tampa Iumorcafè (2002-2003). Nel 2003 è stato uno degli artefici
del primo record mondiale di cabaret 35 ore per ridere, svoltosi a Andora e organizzato
dall'Agenzia Eccoci, omologato dal Guinness dei Primati e ancora imbattuto. |
| Nel
2004 ha ricevuto il Premio San Giovanni assegnatogli dall'Associassion Piemonteisa
e riservato ai "figli illustri" di Torino. Ha fondato e presiede l'associazione
culturale Il Coro/Cabanews e il Primo Teatro Stabile Cabaret. In tale ambito ha
istituito il Premio Top Cab destinato a comici emergenti particolarmente distintisi
nel corso di ogni stagione, il concorso nazionale di letteratura umoristica Parole
da ridere finalizzato alla scoperta di nuovi autori comici, le iniziative Ridere
Teatrando, Cabafestival Tour e Laboratorio Trovariso occupandosi inoltre della
direzione artistica di Un sorriso per la vita, manifestazione benefica promossa
ed organizzata dall'omonima associazione e da Rotary-Rotaract Distretto 2030.
Per la sua tenace ed instancabile attività Bruno Gambarotta lo ha definito
"il don Bosco del cabaret", mentre secondo Antonio Ricci è "la
Mamma Ebe del cabaret". |
Come
e perchè è nato il Festival Nazionale del Cabaret? Per
passione ma anche per mantenere viva la memoria di due amici, Pierluigi Delucchi
Dagnino e Ernst Thole, che furono rispettivamente l'ideatore e il presentatore
di Loano Cabaret, manifestazione capostipite in questo settore. A loro il Festival
ha intitolato il premio per il miglior testo e il premio per l'interpretazione
più originale.
Ogni anno il Festival riceve
circa duecento richieste di partecipazione: esistono così tanti cabarettisti
in Italia? Diciamo che esistono molti aspiranti al ruolo di cabarettista,
attirati soprattutto da una possibile carriera televisiva. Purtroppo, nonostante
l'offerta così esuberante, scovare ogni anno concorrenti idonei attraverso
apposite sessioni di provini è diventato alquanto faticoso.
Quali
requisiti sono necessari per accedere ai provini? Noi chiediamo
una pratica almeno biennale in cabaret o teatro, quindi ogni aspirante concorrente
deve portare ai provini almeno tre brani, preferibilmente inediti, ciascuno della
durata di cinque minuti. Sia la partecipazione ai provini che l'eventuale successiva
partecipazione al Festival sono completamente gratuite.
Quali
personaggi sono stati rivelati dal Festival? Il nostro slogan è
"Vieni a scoprire la nuova comicità italiana prima che la scoprano
gli altri". Infatti, molti dei comici oggi in televisione sono stati scoperti
con parecchi anni d'anticipo proprio da questa manifestazione, partendo da Beppe
Braida che vinse la prima edizione del Festival nel 1992 e lo presento per quattro
edizioni consecutive, Cesare Vodani, Gianpiero Perone, Max Pisu, Simonetta Guarino,
Franco Neri, Annamaria Barbera, Luca Klobas, Claudio Lauretta, Ficarra & Picone,
Luca & Paolo, Rossana Carretto, Fabrizio Fontana, Leonardo Manera, Claudia
Penoni, Sergio Sgrilli, i Turbolenti e molti altri. (Ndr: elenco completo alla
pagina Festival Story di questo sito).
Considera
rappresentativo il cabaret che propone la televisione? Forse lo
è, dipende dai gusti che però cambiano continuamente. Certamente
il cabaret televisivo è molto sacrificato al mezzo, per questo consiglio
sempre di andare a vedere i comici dal vivo, emergenti o consolidati che siano,
e non limitarsi a quello che passa la tivù.
A
seguito del Festival ha creato il Primo Teatro Stabile Cabaret: perchè?
L'intento è di dare stabilità, appunto, ad un genere
troppo spesso considerato effimero o di serie B. Se il Festival genera nuovi comici,
attraverso il Primo Teatro Stabile Cabaret vorremmo riuscire a fornire loro le
basi su cui crescere, senza dover forzatamente sottostare alle cosiddette esigenze
televisive che spesso falsano il prodotto.
Insomma,
vuole fare scuola
Ritengo la comicità una forma mentis
dell'individuo e il cabaret quasi una devianza, in senso buono. Cabarettisti si
nasce e col tempo ci si perfeziona. Non credo nelle cosiddette scuole di cabaret
mentre credo invece, e consiglio vivamente, le scuole di teatro, dove si impara
a stare sul palcoscenico e a parlare. Il resto, se c'è, verrà fuori
sperimentando sul campo, magari cimentandosi nei vari laboratori di cabaret oggi
esistenti in Italia. Anche il Festival Nazionale del Cabaret ne ha creato uno,
attivo dal 2003 sia in Torino che fuori: si chiama Laboratorio Trovariso, definito
anche cantiere di comicità indotta. La partecipazione è gratuita,
non c'è l'obbligo di frequenza ma è prevista una selezione. Ndr:
modalità di partecipazione alla pagina News di questo sito.
Quanto
tempo ci vuole e cosa serve per diventare buoni cabarettisti? Diciamo
che un paio d'anni di pratica potrebbero costituire un buon inizio ma se in due
anni hai fatto solo una ventina di spettacoli è poco, mentre se ne hai
fatti duecento la qualità maturata sarà certamente diversa. Per
quanto riguarda cosa serve, un buon cabarettista deve saper osservare la quotidianità,
le situazioni che gli accadono intorno e le persone che le vivono ma soprattutto
deve informarsi leggendo i giornali, possibilmente più d'uno e meglio se
d'opinione contrastante. Inoltre non guasta la capacità di creare personaggi
originali, tenendo conto però che alla base di tutto è indispensabile
possedere una buona comunicativa e saper improvvisare alla bisogna.
Dopo
tutto ciò si diventa famosi? Magari! Per diventare famosi
può non bastare una vita. Si fa prima a diventare popolari ma per questo
è sufficiente qualche puntata in televisione. Tuttavia, ai miracolati da
tubo catodico suggerirei di restare il più possibile con i piedi per terra
perché la popolarità, o notorietà che dir si voglia, oggi
è estremamente fugace. Lo confermano alcuni insuccessi ottenuti al botteghino
da comici ritenuti popolari ma che ben difficilmente passeranno alla storia del
cinema
e forse nemmeno a quella del cabaret.
Che
consiglio darebbe ad un giovane cabarettista? Impara a mediare
fra quello che sei, quello che credi di essere e quello che gli altri credono
tu sia. Prima ci riesci e meglio sarà per tutti.
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